L'istanza di fallimento, rivolta da un creditore al tribunale competente, è il presupposto per la dichiarazione del fallimento dell'impresa in stato di insolvenza. La procedura relativa al deposito dell'istanza di fallimento è contenuta nell'art. 6 della legge fallimentare, che è stato modificato con la legge di riforma fallimentare e il più recente D.Lgs. 169/2007. Di seguito, in questo breve articolo di approfondimento, analizzeremo i successivi aspetti :

- I soggetti che possono fallire;

- La presentazione dell'istanza di fallimento;

- Gli effetti della dichiarazione di fallimento in capo al fallito, ai creditori e ai terzi.

I SOGGETTI CHE POSSONO FALLIRE

Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo (art. 1 R.D. 267/42) gli imprenditori che esercitano un’attività commerciale, mentre sono esclusi gli enti pubblici.

Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo (art. 1 R.D. 267/42) gli imprenditori commerciali che dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:

  • attivo patrimoniale (art. 2424 c.c.), nei tre esercizi precedenti o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, non superiore a 300.000,00 euro annui;
  • ricavi lordi, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi precedenti o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, per un ammontare complessivo annuo non superiore a 200.000,00 euro;
  • debiti anche non scaduti inferiori a 500.000 euro;

I limiti previsti possono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro della giustizia, sulla base della media delle variazioni degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati intervenute nel periodo di riferimento.

È inoltre previsto, all'articolo 15, comma 9, che non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l'ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell'istruttoria prefallimentare è complessivamente inferiore a euro 30.000. Tale importo è periodicamente aggiornato.

LA PRESENTAZIONE DELL'ISTANZA DI FALLIMENTO

Ai sensi dell'art. 6 L.F. l'iniziativa per la dichiarazione di fallimento spetta ad uno o più creditori o su richiesta del pubblico ministero.

Possiamo distinguere le diverse iniziative per la dichiarazione di fallimento come segue:

  • La richiesta di fallimento deve essere avanzata dal debitore (fallimento in proprio) che si trovi in stato di insolvenza mediante ricorso; non è necessario il patrocinio del di un difensore. Nel caso di una impresa appartenente a un minore o a un interdetto, che sia gestita dal genitore, la richiesta di fallimento dovrebbe essere autorizzata dal giudice.
  • L’iniziativa del creditore poggia anch’essa sull’esercizio di un’azione che deve essere iniziata con la proposizione di un ricorso.

In entrambi i casi, per agevolare la pratica, è in uso presso gli uffici giudiziari la predisposizione di uno stampato, distribuito dalla cancelleria, a seconda che l’imprenditore di cui si chiede il fallimento sia una società di persona ovvero una società di capitali. E ciò sia ai fini dell’iscrizione a ruolo del ricorso sia al fine della documentazione probatoria da allegare al ricorso, anche per rendere più celere l’istruttoria pre-fallimentare da parte del Tribunale fallimentare.

Il ricorso deve contenere le motivazioni a sostegno della richiesta a cui va allegata tutta la documentazione necessaria a individuare l’imprenditore, e a dimostrare la sussistenza dello stato di insolvenza in cui versa.

Nell’ipotesi di cui al punto 1), e cioè nel caso di fallimento in proprio, occorre distinguere due ipotesi.

  1. Nell’ipotesi di ditta individuale o di società di persone, il ricorso può essere presentato personalmente in cancelleria dall’imprenditore o personalmente da tutti i soci. Ciò è necessario affinché il cancelliere possa procedere ad identificare i ricorrenti ed autenticare le firme apposte sul ricorso.
  2. Nel caso delle società di capitali, il ricorso sarà depositato dall’amministratore della società che abbia i poteri per gli atti di straordinaria amministrazione e autorizzato dall’assemblea dei soci (verbale notarile di assemblea straordinaria).

Accade spesso, infatti, che l’amministratore senza alcun potere per gli atti di straordinaria amministrazione intenda presentare il ricorso in quanto la società versa già in stato di insolvenza; oppure, adducendo  il fatto che la società non è in grado di agire perché i soci disertano le assemblee, o ancora, in quanto manca la liquidità per far fronte ad ulteriori spese.

In tutti questi casi, è opportuno che l’amministratore presenti al Presidente del Tribunale istanza per la nomina di un liquidatore, essendo nella impossibilità di agire. Sarà poi cura di quest’ultimo decidere se dare corso all’istanza di fallimento.

Il ricorso si presenta al Tribunale, in composizione collegiale, del luogo ove l’imprenditore ha la sede principale (competenza funzionale e inderogabile) e si propone con istanza da depositare presso la cancelleria fallimentare esente da bollo ed allegando:

a) la nota di iscrizione a ruolo;

b) la ricevuta di versamento del contributo unificato a mezzo marca contributo unificato, del modello F23 o lottomatica per un importo di € 70,00;

alternativamente secondo le seguenti modalità:

  • c/c n. 57152043 intestato a “Sezione Tesoreria Provinciale dello Stato di Viterbo”, causale “contributo unificato spese atti giudiziari DPR 126/01”
  • o, mod. F23 codice-tributo “941T” denominato contributo unificato spese atti giudiziari DPR 126/01.
  • o, c/o rivendite di generi di monopolio e di valori bollati abilitate.

c) una marca da bollo da € 8,00;

I documenti da allegare sono :

1)     Certificato visura CCIAA della società aggiornata da non più di sei mesi (obbligatorio);

2)     Certificato camerale sui protesti (eventuale);

3)     Copia ultimo bilancio oppure una situazione patrimoniale aggiornata;

4)     Il titolo, in originale o copia autentica, a fondamento del credito (decreto ingiuntivo, cambiali protestate, atto di pignoramento, fatture, ecc.)

5)     Nel caso in cui il ricorso riguarda una società di persone è necessario allegare un certificato contestuale dei soci;

Lo stato di insolvenza può essere dimostrato anche con atti che non siano attinenti alla esecuzione forzata, per esempio se dopo la diffida di pagamento l’imprenditore non adempie l’obbligazione e risulti, da relativa visura camerale, pluriprotestato.

Depositato il ricorso, il Tribunale fissa con decreto l’udienza di convocazione (obbligatoria) avanti a sé del debitore, dei creditori istanti e del pubblico ministero.

La parte che ha depositato il ricorso, dopo circa una settimana, si reca in cancelleria per richiedere le copie autentiche del ricorso e del decreto di convocazione e procede a notificare l’atto al debitore. L’originale verrà poi depositato in cancelleria prima dell’udienza.

Il fallimento è dichiarato con sentenza dal Tribunale che dispone:

1)     la nomina del Giudice delegato alla procedura;

2)     nomina il curatore;

3)     Ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie e l’elenco dei creditori entro tre giorni;

4)     Fissa l’udienza per la verifica dei crediti;

5)     Fissa il termine per la presentazione delle domande di insinuazione e di rivendicazione di diritti reali e personali.

La sentenza è notificata al debitore e comunicata per estratto al Pubblico Ministero, al curatore e al richiedente il fallimento. E’ annotata inoltre presso l’Ufficio del registro delle imprese ove l’imprenditore ha la sede legale.

La sentenza produce i suoi effetti dalla data della pubblicazione ai sensi dell’art. 133 c.p.c.; nei confronti dei terzi gli effetti si producono dalla data di iscrizione della sentenza nel registro delle imprese ai sensi dell’art. 17, comma secondo L.F..

Consultazione del fascicolo fallimentare

Per quanto riguarda la possibilità di consultazione del contenuto del  fascicolo  l’art. 90 L.F.. come modificato, ha stabilito che:

1)     il comitato dei creditori hanno diritto di prendere visione di qualunque atto o documento;

2)     il fallito può consultare tutti gli atti ad eccezione della relazione del curatore e degli atti eventualmente riservati su disposizione del giudice;

3)     gli altri creditori ed i terzi hanno diritto di prendere visione ed estrarre copia degli atti e dei documenti per i quali sussiste un loro specifico ed attuale interesse, previa autorizzazione del giudice delegato.

GLI EFFETTI DELLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO IN CAPO AL FALLITO

La sentenza che dichiara il fallimento produce una serie di effetti di natura privata, processuale e penale, tanto nei confronti del fallito, quanto riguardo ai creditori e ai terzi.

1) NEI CONFRONTI  DEL FALLITO

Gli effetti per il fallito sono disciplinati dagli artt. 42-49 della legge fallimentare, così come modificata dalla novella del 2006.

Sostanzialmente, il fallito viene privato, a far data dalla dichiarazione di fallimento, della disponibilità e dell'amministrazione dei suoi beni, anteriori al fallimento e quelli che dovessero provenirgli durante la procedura.

A norma dell'art. 46 non sono compresi nel fallimento:

  1. i beni ed i diritti di natura strettamente personale;
  2. gli assegni aventi carattere alimentare, gli stipendi, pensioni, salari e ciò che il fallito guadagna con la sua attività entro i limiti di quanto occorre per il mantenimento suo e della famiglia;
  3. i frutti derivanti dall'usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi, salvo quanto è disposto dall'articolo 170 del codice civile;
  4. le cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge.

I limiti previsti nel primo comma, n. 2), sono fissati con decreto motivato del giudice delegato che deve tener conto della condizione personale del fallito e di quella della sua famiglia.

L'art. 44 dispone che tutti gli atti compiuti dal fallito e i pagamenti da lui eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento sono inefficaci rispetto ai creditori.

Sono egualmente inefficaci i pagamenti ricevuti dal fallito dopo la sentenza dichiarativa di fallimento.

Fermo quanto previsto dall'articolo 42, secondo comma, sono acquisite al fallimento tutte le utilità che il fallito consegue nel corso della procedura per effetto degli atti di cui al primo e secondo comma.

A norma dell'art. 48 il fallito persona fisica è tenuto a consegnare al curatore la propria corrispondenza di ogni genere, inclusa quella elettronica, riguardante i rapporti compresi nel fallimento.

L'art. 49 dispone che l'imprenditore del quale sia stato dichiarato il fallimento, nonché gli amministratori o i liquidatori di società o enti soggetti alla procedura di fallimento sono tenuti a comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza o del proprio domicilio.

Se occorrono informazioni o chiarimenti ai fini della gestione della procedura, i soggetti di cui al primo comma devono presentarsi personalmente al giudice delegato, al curatore o al comitato dei creditori.

In caso di legittimo impedimento o di altro giustificato motivo, il giudice può autorizzare l'imprenditore o il legale rappresentante della società o enti soggetti alla procedura di fallimento a comparire per mezzo di mandatario.

È importante notare che nelle controversie, anche in corso, relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito compresi nel fallimento sta in giudizio il curatore. Il fallito può intervenire nel giudizio solo per le questioni dalle quali può dipendere un'imputazione di bancarotta a suo carico o se l'intervento è previsto dalla legge. L'apertura del fallimento determina l'interruzione del processo.(Art. 43 L.F.)

2) NEI CONFRONTI DEI CREDITORI

  • Il fallimento apre il concorso dei creditori
  • I debiti pecuniari e non pecuniari del fallito si considerano scaduti, agli effetti del concorso, alla data di dichiarazione del fallimento
  • Le somme spettanti ai creditori condizionati vengono accantonate
  • La dichiarazione di fallimento sospende il corso degli interessi convenzionali o legali per gli effetti del fallimento
  • I crediti infruttiferi subiscono una decurtazione qualora il riparto avvenga prima della loro scadenza
  • Sono precluse le azioni individuali dei creditori sui beni del fallito (art. 51 L.F.)

3) NEI CONFRONTI DEI TERZI (revocatoria fallimentare)

  • Gli atti a titolo oneroso (nonché i pagamenti e le garanzie) compiuti dal fallito nei due anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento e che presentino delle irregolarità (ad es. la vendita di un bene ad un prezzo sensibilmente inferiore al valore di mercato) sono dichiarati inefficaci e revocati
  • Gli atti a titolo oneroso (nonché i pagamenti e le garanzie) compiuti dal fallito nell'anno antecedente alla dichiarazione di fallimento che non presentino delle irregolarità, quando il curatore provi che l'altra parte era a conoscenza dello stato di insolvenza, sono dichiarati inefficaci e revocati
  • Gli atti che non rientrano nelle categorie precedenti possono essere revocati con l'azione ordinaria di cui all'art. 2901 c.c.

 

 

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